Neotrombicula autumnalis: quando il prurito arriva dall’erba

Che cos’è Neotrombicula autumnalis?

Tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno alcuni cani e gatti possono sviluppare improvvisamente un prurito molto intenso. Tra le possibili cause ci sono le larve di Neotrombicula autumnalis, piccoli parassiti ambientali comunemente chiamati “acari dell’erba” o “acari autunnali”. La prevenzione antiparassitaria può avere un ruolo importante anche nei confronti di questi acari, ma non tutti i prodotti hanno la stessa efficacia. Per questo la profilassi deve essere scelta insieme al medico veterinario in base all’animale e al suo rischio di esposizione.

Che cos’è Neotrombicula autumnalis?

Neotrombicula autumnalis, in passato indicata anche come Trombicula autumnalis, è un acaro diffuso in Europa e responsabile della cosiddetta trombiculosi nel cane e nel gatto. A provocare i problemi clinici sono le larve, minuscole e difficili da distinguere singolarmente a occhio nudo. Vivono nell’ambiente e possono essere presenti soprattutto in prati, giardini, aree rurali e zone ricche di vegetazione. Il periodo di maggiore esposizione coincide generalmente con la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, anche se la presenza delle larve può variare in relazione al clima e alle condizioni ambientali.

Come si manifesta?

Dopo il contatto con la vegetazione, le larve tendono a localizzarsi nelle zone del corpo più facilmente esposte, in particolare:

* zampe e spazi interdigitali;

* addome e regione inguinale, anche intorno ai capezzoli;

* orecchie e margini dei padiglioni auricolari;

* muso e area intorno agli occhi;

* regione perineale e coda. Il segno più caratteristico è un prurito improvviso, talvolta molto intenso.

Il cane o il gatto può iniziare a leccarsi, mordicchiarsi o grattarsi insistentemente, fino a provocarsi lesioni della cute. Possono comparire arrossamento, papule, piccole croste e irritazione. In alcuni casi sono visibili minuscoli aggregati di colore arancione o rossastro sulla pelle: si tratta delle larve raggruppate e la loro presenza rappresenta un indizio importante per la diagnosi. Il prurito, inoltre, può continuare anche quando le larve non sono più presenti, perché l’infiammazione cutanea può persistere per qualche tempo. Gli animali che tornano frequentemente negli ambienti infestati possono andare incontro a nuove esposizioni.

Le profilassi antiparassitarie proteggono anche dagli acari?

Alcuni antiparassitari appartenenti alla famiglia delle isoxazoline presentano attività anche nei confronti di diversi acari e possono essere utilizzati, a seconda del principio attivo, della specie animale e delle indicazioni specifiche del prodotto, nella gestione di alcune infestazioni da acari. Questo significa che una profilassi regolare scelta correttamente dal veterinario può offrire una protezione più ampia rispetto a quella contro pulci e zecche, ma non è corretto considerare tutti i prodotti o tutte le isoxazoline equivalenti.

Tutti gli antiparassitari funzionano contro Neotrombicula?

No. I prodotti antiparassitari differiscono per principio attivo, spettro d’azione, durata e indicazioni autorizzate. Inoltre, ciò che viene descritto negli studi scientifici non coincide necessariamente con quanto previsto dall’autorizzazione di uno specifico prodotto.

Per questo non è consigliabile scegliere o modificare autonomamente la profilassi. Il veterinario valuterà il rischio di esposizione, lo stile di vita dell’animale, l’età, il peso, eventuali altre patologie e precedenti reazioni ai farmaci, individuando il prodotto più appropriato.

Cosa fare se compare un prurito improvviso?

Se il cane o il gatto comincia a grattarsi intensamente dopo essere stato in un prato, in giardino o in un’area ricca di vegetazione, è importante osservare bene la cute, soprattutto tra le dita, sulle orecchie, sull’addome e nella regione perineale.

È meglio evitare rimedi casalinghi o l’applicazione di antiparassitari e prodotti dermatologici non prescritti. Nell’attesa della valutazione veterinaria può essere utile limitare temporaneamente l’accesso alle zone di erba alta o agli ambienti nei quali si sospetta sia avvenuta l’esposizione.

La diagnosi si basa sulla storia dell’animale e sull’aspetto delle lesioni e può essere confermata 

attraverso l’esame dermatologico e, quando necessario, l’identificazione microscopica delle larve.

È importante anche escludere altre possibili cause di prurito, come allergie, dermatiti da contatto, 

pulci, infezioni batteriche o da lieviti e altre parassitosi. A seconda del quadro clinico, il trattamento può prevedere un antiparassitario efficace nei confronti dell’acaro, una terapia per controllare prurito e infiammazione e, se presenti complicazioni, il trattamento delle infezioni cutanee secondarie.

Come ridurre il rischio?

Negli animali che frequentano prati e giardini, soprattutto se hanno già avuto episodi di trombiculosi, può essere utile controllare regolarmente zampe, orecchie e mantello dopo le uscite e mantenere curate le aree verdi frequentate, riducendo per quanto possibile la vegetazione spontanea e l’erba alta.

È inoltre importante rispettare gli intervalli della profilassi prescritta e segnalare al veterinario eventuali episodi che tendono a ripresentarsi nello stesso periodo dell’anno.

Quando rivolgersi al veterinario?

Una visita è consigliata quando il prurito è intenso o persistente, se l’animale si provoca ferite grattandosi o mordicchiandosi, oppure se compaiono croste diffuse, perdita di pelo, secrezioni o cattivo odore della cute.

Anche un problema che ritorna ogni anno nello stesso periodo merita di essere approfondito: riconoscere una possibile esposizione stagionale permette infatti di programmare meglio la prevenzione.

Se il cane o il gatto segue già una profilassi antiparassitaria ma manifesta comunque un forte prurito, non è consigliabile sospenderla, anticiparla o sostituirla autonomamente. Il problema potrebbe dipendere dal tipo di prodotto utilizzato, dalle modalità di somministrazione oppure avere una causa completamente diversa.

Per questo, soprattutto nei soggetti che trascorrono molto tempo all’aperto, la strategia migliore è scegliere insieme al veterinario una profilassi adatta allo stile di vita e al rischio reale di esposizione. 


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